L’Italia è ad un passo dalla paralisi totale dopo l’inizio dello sciopero degli autotrasportatori


Finalmente in Italia sembra che qualcosa stia cambiando, sembra che qualcuno abbia deciso di alzare la testa.
Oggi a protestare è la gente perbene, la gente dell’Italia che lavora e che lo stivale lo percorre centinaia di volte ogni anno in lungo ed in largo.
Sono gli amici camionisti, autisti, autotrasportatoti, piccoli patroncini, insomma la colonna portante dell’intero trasporto italiano.
Lo sciopero è partito dalla Sicilia senza che i giornali ne parlassero; lo sciopero è durato una settimana, durante la quale in TV non si sentiva parlare di altro che della nave di Crociera Costa Concordia e del suo Capitano, mentre un’intera regione era in ginocchio. Terminata questa protesta pacifica, ecco che la voglia di farsi sentire si sparge a macchia d’olio in tutta Italia, e da lunedì è blocco totale.
Gli autotrasportatori hanno fermato i loro bisonti, e tutto il sistema Italia si blocca: niente provvigioni alimentari, niente carburanti. Ed è proprio questa assenza di combustibile che sta mettendo in ginocchio l’Italia intera, in quanto già oggi a poco più di 24 ore dall’inizio della serrata si registra il tutto esaurito delle pompe di benzina. Ciò vuol dire che da qui a breve, e quindi entro massimo giovedì, l’intero sistema sarà paralizzato.
Il Governo minaccia di precettare i manifestanti, che stanno manifestando in modo silenzioso e pacifico. Da parte loro i manifestanti dicono che continueranno il loro sciopero sino a venerdì così come previsto, e che dopo rientreranno a casa loro, astenendosi dal prendere servizio finché il Governo centrale non prederà provvedimenti per risolvere la situazione in atto.

Uno dei motivi principali della protesta è il costo del carburante, ormai insopportabile è vicino alla soglia record di Euro 1,80 al litro a fronte di un costo del petrolio al barile di circa 100 Dollari, e quindi ad un prezzo al litro sicuramente superiore agli Euro 1,30 dei tempi in cui il costo del petrolio era fissato a 180-200 Dollari al barile.
Che qualcuno stia marciando sul costo del carburante è indubbio, che i grandi produttori abbiamo fatto cartello è sicuro, così come è certo il fatto che le autorità demandate al controllo in Italia non stanno facendo niente, facendo sorgere il dubbio di probabili collusioni.
A pagare le conseguenze di ciò come al solito sono e saranno i consumatori, a prescindere dalla propria capacità contributiva, in modo indiscriminato.
La protesta, che come abbiamo detto è presente in tutta Italia, è partita dal Sud, da quel Sud dimenticato da tutti.
E proprio qui, nel Sud del Sud, nel Sud della Calabria, nella Locride la manifestazione ha un senso diverso. La gente comune è con i camionisti, li appoggia, è solidale con loro, e vede nella loro protesta un barlume di riscatto sociale.
In una terra dimenticata da tutti, in un’area sottosviluppata inserita  in un’economia industrializzata avanzata, la protesta è vista come unico modo di riscattarsi dopo anni di denigrazione.
La popolazione è stanca, non riesce a vedere un futuro ne per se ne per i propri figli.
Sono ricominciati i flussi migratori verso le antiche mete di un tempo rendendo nulli i pochi progressi ottenuti con grande sacrifici da chi aveva già dovuto abbandonare famiglia e terra natia alla ricerca di quella fortuna che a suo tempo la Calabria cambio per Sole, Clima e Mare senza eguali.

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